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lunedì 2 ottobre 2017

Era solo adottivo [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


Uccise il figlio ma siccome era "solo" adottivo, non può essere condannato all'ergastolo: lo ha stabilito la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso della difesa di Andrei Talpis, 57 anni, originario della Moldova, che la notte del 26 novembre 2013, a Remanzacco (Udine), colpì mortalmente con un coltello da cucina il figlio adottivo di 19 anni.  L'adozione è la modalità con cui si diventa madre o padre di un figlio non procreato.  Ne consegue che bisognerebbe parlare più di “genitori adottivi” invece che di figli adottivi. La personalità non è determinata tanto dall'apporto ereditario, quanto dall'ambiente, in particolare dall'ambiente familiare che educa il figlio (procreato o adottivo), forma i lati essenziali del carattere e costituisce in sostanza la base della sua personalità. È questo il punto centrale dell'adozione. 

Papa Giovanni Paolo II ha sostenuto a questo proposito, il 5 settembre 2000, che «Adottare dei bambini, sentendoli e trattandoli come veri figli, significa riconoscere che il rapporto tra genitori e figli non si misura solo sui parametri genetici. L'amore che genera è innanzitutto dono di sé. C'è una "generazione" che avviene attraverso l'accoglienza, la premura, la dedizione. Il rapporto che ne scaturisce è così intimo e duraturo, da non essere per nulla inferiore a quello fondato sull'appartenenza biologica. Quando esso, come nell'adozione, è anche giuridicamente tutelato, in una famiglia stabilmente legata dal vincolo matrimoniale, esso assicura al bambino quel clima sereno e quell'affetto, insieme paterno e materno, di cui egli ha bisogno per il suo pieno sviluppo umano. Proprio questo emerge dalla vostra esperienza. La vostra scelta e il vostro impegno sono un invito al coraggio e alla generosità per tutta la società, perché questo dono sia sempre più stimato, favorito e anche legalmente sostenuto». Uno degli aspetti fondamentali dell'adozione riguarda la corretta e tempestiva informazione da dare al figlio adottivo in merito alla sua reale situazione.

Nell'informazione, infatti, confluiscono tutte le problematiche di fondo del rapporto adozionale.  I rapporti personali, specialmente quelli fra genitori e figli, sono così coinvolgenti sul piano emotivo e così ricchi di sfumature, che non è possibile mascherarne e tanto meno nasconderne la vera natura.  Non informare non significa solamente celare la verità, ma soprattutto averne paura o ritenerla negativa sia per il figlio che per se stessi.  L'adozione è sostanzialmente un atto d'amore, di completa dedizione. Perché non parlarne? Se un bambino non ha nessuno che se ne prende cura, non può certo essere abbandonato a se stesso in un istituto seppure ottimo sul piano dell'organizzazione e della preparazione professionale del personale addetto. Quel bambino ha bisogno di un padre e di una madre.  Quando il Tribunale per i minorenni ne dichiara l'adottabilità, i coniugi che lo accolgono, lo proteggono, lo amano, diventano i suoi veri genitori.

Può capitare che esistano, da parte dei futuri genitori adottivi, aspettative eccessive riguardo il figlio.  La coppia immagina un bambino consapevole del suo bisogno di ricevere cure e affetto, o relativamente facile da gestire. Anche quando mette in conto la comparsa di problematiche nella relazione con il figlio adottivo, ritiene di riuscire a superare le difficoltà in modi relativamente semplici. Il bambino adottato invece arriva in famiglia con un vissuto di perdita che ha creato delle ferite emotive e mentali importanti. E’ necessario che i genitori sappiano integrare le componenti emotive legate alla delusione e alla mancata soddisfazione delle fantasie e dei desideri, che sono legate, per lo più: - Alla fantasia che il genitore fa su di sé come educatore capace di risolvere magicamente le difficoltà della relazione educativa con il proprio figlio; - All’immaginario che ciascun genitore si è formato rispetto alla personalità del bambino. Il rischio è quello di sviluppare meccanismi di difesa legati all’evitamento del dolore e della delusione. Se i genitori riescono a integrare queste componenti nella loro vita possono aiutare il figlio a fare altrettanto. Anche lui infatti arriva in famiglia con una serie di fantasie conseguenti ai vissuti precedenti all’adozione e ad aspettative che potrebbero causargli frustrazione e ulteriore sofferenza. Gli operatori rivestono, nella realtà dell’adozione, una importante risorsa per le famiglie e per i bambini. E’ importante che essi possano infatti incentivare lo sviluppo da parte dei genitori e del figlio adottivo di quei fattori di protezione che possono favorire una buona riuscita del percorso adottivo e l’integrazione del bambino nella nuova famiglia. “L’adozione è l’incontro di due desideri, l’uno inconsapevole, quello del bambino, e l’altro consapevole, quello dei genitori, accomunati dal fatto di aspirare a qualcosa che non si conosce ma si sente indispensabile”. (Monica Toselli)
Ilenia Cicatello

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