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lunedì 30 ottobre 2017

Mamme lavoratrici e figli alunni [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


I dati relativi al 2015/2016 parlano chiaro: rendimento migliore in lettura e matematica per i ragazzini che aspettano a casa il ritorno dei genitori dal lavoro. Secondo pedagogisti e presidi il dato non sorprende: a fare la differenza è la qualità del tempo trascorso con i figli, non la quantità.
Buone notizie per tutte le mamme lavoratrici che si dividono con fatica tra la professione e le preoccupazioni per i compiti dei figli. 
I ragazzini di terza media con la madre impegnata al lavoro, anche tutto il giorno, rendono di più dei compagni che hanno la genitrice casalinga. 
Il dato emerge dai test Invalsi 2015/2016 sulle competenze in lettura e matematica, che consentono di discriminare i risultati anche in base alla situazione lavorativa dei genitori. E sorprende anche un po', visto che nell'immaginario collettivo una mamma in pianta stabile a casa dovrebbe rappresentare una garanzia per il rendimento scolastico degli alunni. Soprattutto di quelli un po' fannulloni. 
Invece i numeri dicono l'esatto contrario.
In italiano, il punteggio medio (normalizzato e corretto dall'istituto di via Ippolito Nievo) dei ragazzini di terza media che possono affidare le proprie angosce scolastiche alla mamma casalinga sfiora i 58 punti, contro una media nazionale che si attesta attorno ai 61 punti e i 63,7 dei figli che aspettano il ritorno a casa dei genitori dopo una lunga giornata di lavoro. 
Tra i primi e gli ultimi, la differenza di punteggio è del 10 per cento a favore delle genitrici che lavorano.

Stesso discorso in matematica: 47,5 punti per gli studenti con mamma non lavoratrice per scelta, quasi 51 come media nazionale e 54 punti per i figli delle donne che lavorano.
Con un divario che sfiora il 15 per cento. Un trend confermato anche quando a rimanere a casa è il papà, ma parliamo di 1.850 casi su quasi 524mila.
Come si spiega questa differenza?
Benedetto Vertecchi, decano dei pedagogisti italiani, non si scompone più di tanto. 
"Perché - spiega - le mamme lavoratrici con tutta probabilità sono più soddisfatte di quelle casalinghe e anche se stanche al ritorno dal lavoro giocano con i figli quando sono più piccoli e contribuiscono alla costruzione di quelle interazioni con gli adulti che parecchi studi internazionali considerano alla base di solide competenze linguistiche. 
Un lavoro che non si cancella col tempo e che dà i suoi frutti anche dopo anni. Le lavoratrici in genere hanno - continua Vertecchi - anche un bagaglio linguistico più ampio e questo si riflette sui figli". 
In altre parole, secondo un vecchio principio, a fare la differenza non sarebbe la quantità del tempo trascorso con i figli ma l'intensità delle relazioni.
Di questo risultato non si meraviglia neppure chi giornalmente ha a che fare con gli alunni di quella età. 
"I figli delle mamme lavoratrici - osserva Viviana Ranucci, preside dell'Istituto comprensivo Matteo Ricci nel quartiere Torrino di Roma - sono più autonomi nello studio, sono più abituati a districarsi nelle situazioni della vita quotidiana attraverso il problem-solving e imparano meglio dagli errori". 
Bambini e studenti più autonomi che imparano a cavarsela da soli confrontandosi anche con i coetanei. 
Al contrario "i figli delle mamme casalinghe, a volte, sono eccessivamente accuditi e protetti. Una situazione che alla lunga nuoce".
Tra i riferimenti pedagogici che hanno fatto dell’insegnamento dell’autonomia uno dei propri capisaldi c’è sicuramente Maria Montessori.
Nelle sue scuole fece abbassare le maniglie delle porte, scelse arredi a misura di bambino e collaudò strumenti adatti a piccole mani, oltre a un interessante repertorio di strumenti didattici fondati sul concetto
di correggersi da soli. 
Nei suoi libri ha lasciato consigli e spunti di riflessione che non hanno mai smesso di essere attuali. 
L’esempio della brocca piena d’acqua è significativo. Se un bambino rovescia dell’acqua nel tentativo di versarla da solo da una brocca piena, come reagiamo? Sul momento forse vorremmo riprenderlo con una frase come: “Stai più attento!” oppure “Versala bene!”, ma la Montessori ci chiederebbe: “Voi gli avete insegnato a versarla bene?”
Pensare di poter insegnare l’autonomia ai bambini correggendoli dove sbagliano rischia di creare uno stato emotivo di insicurezza se prima non sono stati istruiti su come fare.
Quando i genitori danno fiducia ai figli e hanno spiegato loro come muoversi la conquista dell’autonomia è una meta molto vicina.
Ilenia Cicatello

https://drive.google.com/file/d/0B3gEQ4Y3gvH1LXBMak5uMXJLUDA/view?usp=sharing

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