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mercoledì 11 ottobre 2017

Nunzio Lauretta [DOWNLOAD DISPENSE APPUNTI RIASSUNTI GRATIS]


Nunzio Lauretta è quell’uomo con la barba bianca che se lo vesti di rosso quasi pare Babbo Natale!
La scuola. A scuola si va per imparare. Questa forse la prima nozione che un bambino impara sulla scuola. Alla domanda lecita “cos’è la scuola?”, una delle prime risposte che mi sono state date da bambino forse era questa. La scuola è un posto dove si impara. Bello. 
Imparare. Acquisire nozioni, informazioni. Semplicistico, noioso. Deve per forza esserci un motivo diverso, migliore. Un motivo in più perché la scuola abbia un valore.
Nunzio Lauretta presiedeva 16 classi dell‘istituto di formazione gestito dall’Anfe, l’Associazione nazionale famiglie emigrati in provincia di Ragusa. Un professore quindi, uno come tanti. Forse.
Nunzio Lauretta è quell’uomo con la barba bianca che se lo vesti di rosso quasi pare Babbo Natale. Un uomo di 66 anni che forse ha dedicato la vita alla scuola. Dedicare la vita alla scuola non passa solo dal presentarsi ogni mattino in aula, sedersi alla cattedra e aprire un registro, fare l’appello e cercare il modo migliore per far entrare in testa a dei bambini, a dei ragazzi, informazioni nuove, a volte discutibilmente utili per la vita. Nunzio Lauretta ha preso la parola “scuola” e l’ha compresa, studiata, ampliata, sviscerata, discussa, portata alla sua vera luce. Scuola è impegno, amore, valore, dedizione. Scuola è un sentiero da percorrere a mani nude e piedi scalzi. Scuola è dare tutto e ricevere tutto. Scuola è accoglienza, festa, ristoro, per alcuni è casa. Per Nunzio scuola è casa. Non la sua in termini di possesso. Per Nunzio la scuola è casa di tutti. E allora la vive. Tanto che fallita l’Associazione che gestiva l’istituto, ha nel tempo messo di tasca propria qualcosa come 300 mila euro per permettere a tutti gli studenti delle sue 16 classi di terminare gli studi. Parliamo di corsi

formativi per acconciatori, ristoratori, estetisti. Parliamo di futuro. Parliamo di salvare dall’ignoranza, quella vera. Parliamo di vita, quella vera. Lo vedono passeggiare per le strade del paese e vedono un uomo buono. Dicono che gli si illumini il viso quando incontra un ex allievo che lo riconosce e lo ringrazia per quello che ha fatto. Lo ringrazia perché grazie a lui ha trovato un lavoro, ha imboccato il futuro. Vivi il cuore di un padre dentro a Nunzio. Di figli ne ha tanti. Ogni ragazzo che è uscito da quell’istituto che ha voluto tenere in vita finché ha potuto pagando bollette, cartoleria, materiale di segreteria, personale, dispense per i ragazzi, i suoi ragazzi.Alla fine però quando l’Anfe (travolto anche da uno scandalo giudiziario) è fallito, Nunzio è riuscito a salvare soltanto gli studenti del primo anno, quattro classi a Vittoria e tre a Modica riuscendo completare a quegli allievi il ciclo annuale di studio: inizio a settembre 2016 e fine a giugno 2017. Ha fatto quello che ha potuto, Tutto ciò che era nelle sue forze.
Nelle sue e in quelle della moglie. Una vita di risparmi investiti nella scuola, per tenerla in vita. Soldi provenienti anche dalla vendita di una proprietà. Nunzio ha tanti figli. Tutti quelli che ha tolto dall’ignoranza. A cui ha permesso di imparare.
A scuola si va per imparare, è vero. Onestamente non so se Nunzio abbia mai parlato di Napoleone o di Pirandello. Non so quante nozioni sull’arte e sulla storia abbia impartito a quei ragazzi. Non so se l’algebra fosse il suo forte o se abbia descritto minuziosamente le stelle della nostra galassia, la terra e la sua gravità, il mare e i suoi moti. Ha però insegnato la dedizione, la perseveranza. Ha insegnato l’impegno, la forza d’animo, l’altruismo. Ha insegnato l’amore per la vita e per il proprio lavoro. L’amore per gli altri. Ha insegnato il sacrificio. L’ha insegnato senza un libro di testo. Senza leggere. Senza mettersi davanti alla lavagna. L’ha insegnato mostrandolo. Non dicendo “fate come me”, ma trasmettendo con i suoi gesti il suo mondo. E quella lezione, oggi, sta in quei “grazie prof” che riceve passeggiando per strada a volte preoccupato del fatto che avrebbe voluto fare di più.
A un uomo così, grazie va detto ogni giorno. Sembra Babbo Natale. E forse, onestamente, lo è.
Franco Quadalti
https://drive.google.com/file/d/0B3gEQ4Y3gvH1S2xDdTQ0N09oOEE/view?usp=sharing

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